"It's a sad disease
Creeping through my mind
Causing disabilities
Of the strangest kind"
Crepe nere annaspano in me
soffoco per respirare
più sotto dei pensieri normali
bendata
Una piena che travolge
senza fiato costretta ad arrendermi
incatenata
cedo alle profondità
tracimano oltre l'orlo della mia pelle
li vedo uscire
fumi di perversione
nera
sabato, ottobre 23, 2010
lunedì, ottobre 18, 2010
lunedì, ottobre 04, 2010
martedì, agosto 31, 2010
Intrappolati in una clessidra abbastanza grande da non essere vista. Un infinito spazio al di fuori che mai vedremo, talmente impegnati a vivere insulse piccole vite. Affaccendati a guadagnare soldi, gelosie, invidie e maleducazioni. Arrabbiati e senza sentimenti.
Ma ci sono granelli di sabbia per tutti, il tempo ci seppellirà, scorrendo veloce, e ci avvicinerà tranquillo alla morte.
domenica, agosto 22, 2010
Vivevo nelle notti struggenti, afferravo ogni goccia di buio, mi infilavo musica nelle orecchie finché non sanguinavano, ne urlavo i testi chiedendo redenzione, leggevo tutte le parole dei libri come fossero le ultime, mi leccavo le lacrime ogni notte, respiravo forte l'assenza del caldo, morivo per ogni stella in cielo, dalla troppa solitudine mi trovavo incapace di inseguire le comete, dal troppo dolore mi mangiavo le carni, volendo essere l'unica per me. Nelle notti struggenti vivevo..
martedì, agosto 03, 2010
giovedì, luglio 22, 2010
Ormai era un mese che non leggevo un libro. Certo, dovevo aspettare un po' per riprendermi da "Nel segno della pecora" di Murakami, e ho avuto poco tempo, in ogni caso sono arrivata al culmine della dipendenza. Avevo assoluto bisogno di un bel libro sul comodino! Di addormentarmi tra le sue pagine, di entrarvi dentro e perdermi, di venir cullata tra le sue parole rosa. Così ieri ho preso in prestito "Chie-chan e io" di Banana Yoshimoto e "Brida" di Paulo Coelho. Ora sono contenta.
martedì, luglio 20, 2010
Quella donna rappresentava tutte le donne. Del paese, dello stato, della terra. Ogni mattina con i primi raggi di sole apriva gli occhi di scatto, quasi spaventata di aver dormito troppo, in fretta faceva colazione, si lavava e si preparava il pranzo, riponendolo nel contenitore che l'avrebbe mantenuto fresco. Sceglieva ogni giorno un vestito diverso, dai colori e motivi diversi. Quando lui sarebbe arrivato non voleva certo farsi trovare con un brutto vestito, o con le scarpe sporche. Così nei giorni di pioggia portava con sé un panno per pulirsele, e un grande ombrello nero, che teneva sempre sollevato con il braccio ben teso, per farsi riconoscere nella folla quando lui fosse arrivato. Certo non voleva che dopo tutta quella attesa lui non la vedesse perché nascosta da un ombrello. Sì, se la pioggia durava a lungo il braccio cominciava a dolerle un po', ma si era imposta di stringere i denti. Ignorava anche il freddo, pungente certi giorni. Non poteva indossare un cappotto pesante, doveva far sì che lui la riconoscesse, doveva indossare l'impermeabile grigio di quel loro primo e unico appuntamento. Quell'appuntamento alla fine del quale lui le aveva promesso che si sarebbero rivisti davanti a quella panchina, su cui si sedeva ad aspettare, di quel parco in cui avevano passeggiato. Con quell'impermeabile, lentamente, tra i colori dell'autunno. Ormai le foglie erano cadute tutte. Quando sentiva il campanile battere dodici rintocchi, consumava il pranzo con una forchetta di plastica, senza mai staccare lo sguardo dalla stradina in ciottoli che le passava davanti. Non poteva permettersi che lui passasse senza vederlo. Non era nemmeno sicura di aver finito il pranzo, se ne accorgeva solo la sera quando lavava il contenitore. E ogni tanto qualcuno che la notava si fermava a chiederle perché stesse ancora lì dopo tutto quel tempo, perché non volesse rendersi conto di come stavano davvero le cose. Tutti si chiedevano perché ancora ci credesse, perché ancora sorridesse... Quella donna rappresentava tutte le donne. Del paese, dello stato, della terra.
giovedì, luglio 15, 2010
In un mondo basato su pile di sprechi, ogni bel momento meriterebbe un racconto tutto per sé. Ogni storia di anni che si sviluppa in pochi secondi, la fantasia che insegue le immagini mentre gli occhi si chiudono. Un'anziana in una casa color seppia che pulisce una macchia dal pavimento con una spugna, asciugandosi le mani sul grembiule. Due ragazzi in maglietta bianca che dividono casa, scegliendo il colore della vernice per le pareti. Una vetrata enorme di un appartamento da cui si vede l'intera città il cui sole all'imbrunire si riflette sulle finestre dei palazzi. Una ragazza davanti ad un camino acceso che si tocca la pancia, sorride al marito ed osserva la neve che scende. Storie senza inizio, senza fine, storie che meriterebbero di essere viste, sperando che niente vada perso..
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